• Parco Nazionale d’Abruzzo a Pescasseroli

    Parco Nazionale d’Abruzzo a Pescasseroli

    L'area protetta più famosa e antica d’Italia


    Il Parco Nazionale d’Abruzzo rappresenta l’area protetta più nota e longeva di tutto il territorio italiano. Questa preziosa riserva, oggi conosciuta con il nome di Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, può essere considerata a buon diritto la capostipite dei parchi italiani, essendo stata inaugurata il 9 settembre del 1992, sotto la presidenza dell’ingegnere e deputato abruzzese Erminio Sarpi. Istituito ufficialmente con il decreto regio n. 257 dell’undici gennaio 1923, il parco può contare oggi su una superficie di circa 50.000 ettari, cui si accompagna l’indispensabile fascia di protezione esterna che, nel complesso, fa raggiungere alla struttura un’estensione di circa 100.000 ettari di natura protetta. La ricca fauna e la molteplice flora che è possibile riscontrare all’intero del parco si estende per tre regioni del centro Italia, ovvero Abruzzo, Lazio e Molise, occupando i territori di innumerevoli paesi montani. L’istituzione del parco nazionale ha avuto un ruolo fondamentale nella conservazione proprio di alcune importanti specie tipiche della fauna dell’Italia appenninica, come l’Orso Bruno Marsicano, il Camoscio d’ Abruzzo e il Lupo appenninico. Queste, e molti altri esemplari, hanno oggi l’occasione di vivere e prosperare all’interno del parco, così come le altrettante innumerevoli specie della flora tipicamente appenninica.

  • Escursioni nel verde incontaminato

    Escursioni nel verde incontaminato


    Il Parco Nazionale d’Abruzzo è coperto per due terzi da faggeti, che vanno a costituire, così, una delle maggiori estensioni continue di tutto l’Appennino. In questo ambito, è possibile osservare così numerosi esemplari vetusti che – grazie alla perfetta armonia della natura – costituiscono il rifugio ideale per specie come il picchio di Lilford. Al di sopra della faggeta, poi, le pietraie di alta quota ospitano formazioni di pino mugo, molto raro sull’Appennino, nonché di una quantità di varietà legate a questi ambienti estremi, spesso residui della vegetazione dei periodi glaciali o specie endemiche e localizzate. Grande attenzione, infine, è stata data alla ricostruzione della catena alimentare originaria della fauna locale. Si spiega in questo senso, infatti, la reintroduzione del cervo, del capriolo, e di altri grandi carnivori, che ha permesso dunque di ricreare le condizioni alimentari

    precedenti agli interventi intensivi dell’uomo.>>